Chi è stato?
NESSUNO.
Quando leggerete questo pezzo ne avrete letti così tanti dello stesso tema da avere la nausea, neanche foste su una zattera a poche leghe dal gorgo di Cariddi! E in effetti, ancora non era uscito nelle sale cinematografiche il colossal Odissea che già la polemica imperversava nel mainstream, alla stregua di una tempesta scagliata da Poseidone, in preda ad una delle sue crisi da contenimento!
Sto parlando di Ulisse, miei cari, ed ora che scrivo, finalmente il film è sbarcato nei cinema dell’intero Pianeta: l’ultima fatica di Christopher Nolan, regista osannato quanto criticato per questa sua versione dell’arcinoto poema omerico, che però almeno un pregio ce l’ha: aver riportato alla ribalta il suo protagonista, Ulisse, appunto. O Odisseo, per dirlo “alla greca antica”!
Quello che però nessuno vi ha detto — e sottolineo: NESSUNO — è che Ulisse è un’icona pop molto più di quel che si creda (o si voglia credere)! E gli altri personaggi dell’epopea non sono da meno! Per cui, mettetevi l’anima in pace, che sia psychḗ, pnéuma o thymós! Se siamo quello che siamo, nel bene o nel male, lo dobbiamo anche a questa storia qui! Bardatevi, dunque, o Compagni, che il viaggio incomincia!
Figura epica, il mito di Ulisse ha resistito nei secoli, che dico, nei millenni, più di Achille o Agamennone, più di Troia e degli stessi Dei, divenendo probabilmente il personaggio più conosciuto, amato ma anche dibattuto nella storia della mitologia, passando – a fasi alterne – dal ruolo dell’eroe a quello dell’antieroe, per tornare poi di nuovo eroe, perché era stato bravissimo a fare l’antieroe.
E se ciclopi e sirene, maghe e mostri, porci e Proci hanno contribuito a renderlo pop, l’uomo dal “multiforme ingegno”, bruttino ma sveglio, ha il merito di aver rovesciato il principio della kalokagathía, distrutto il mito del divino Achille e condotto la rivincita degli intelligenti sui belli, dimostrando che alla fine sono proprio loro a beccare più di Brad Pitt e a fare impazzire quella categoria di persone che oggi definiremmo sapiosexual.
Laerziade divino, astuto Odisseo, ma soprattutto “politropo”, uno dei suoi epiteti più celebri. La sua storia narra di come egli abbia fatto svoltare la guerra di Troia che durava da dieci anni, facendo breccia nell’antica città dalle mura inespugnabili, grazie all’introduzione dell’arcinoto cavallo, un’arguzia che l’intelligentone (traduzione molto personale di polýmētis!) aveva brillantemente adottato e che, nel tempo, avrebbe assunto anche la sfumatura meno nobile di “furbata”, di azione non esattamente limpida, di fregatura, per così dire! Insomma, se fino a quel momento la guerra di Troia aveva visto fasi alterne tra Greci e Troiani, complici pure le paturnie degli Dei che, ciclicamente, appoggiavano o contrastavano ora l’uno ora l’altro schieramento, in quell’occasione, grazie allo stratagemma di Ulisse – che, per inciso, era un uomo e non un semidio! – i Greci avevano avuto la meglio, certamente, ma “l’avevano fatta sporca”, anche, e questo aveva conseguentemente contribuito a stendere un inaspettato alone grigio sulla bella e perfetta e perfino un po’ spavalda figura di Ulisse!
C’è poi da dire che il re di Itaca, per tornare alla sua isoletta, alla sua reggia e alla sua amata Penelope, non è che prenda il traghetto veloce e questo induce a pensare che tutta questa voglia di tornare a casa, il birbante, non l’avesse! Sì, sì, l’ho pensato anche io, tipo: “Esco a comprare le sigarette!” Ecco che il suo viaggio di ritorno dura circa dieci anni, tra soste impreviste, sequestri di persona più o meno cercati, più o meno voluti, e peripezie varie, durante le quali l’eroe affronta mostri, streghe e creature leggendarie, sempre con il placet degli dei, si capisce, ai quali si affida, ma di cui spesso diffida, fino a rientrare in patria, tra le braccia di Penelope, con la sua celeberrima tela che, diciamocelo, è la miglior metafora di cui gli antichi disponessero per descrivere la mente femminile e, se ancora oggi stiamo a combattere giudizi e stereotipi, cari miei, ve lo dico, la colpa sapete di chi è!
Per farla breve, se nell’Iliade avevamo i buoni e i cattivi, i Greci e i Troiani, Achille ed Ettore, e tu potevi tranquillamente schierarti, sapendo che avresti trovato una certezza, un luogo comodo e protetto, con Ulisse (ma anche con tutti gli altri personaggi dell’Odissea!) si sparigliano le carte e anche se all’epoca la scrittura (peraltro poetica, ricordiamolo!) non prevedeva nello sviluppo dei personaggi una struttura psicologica ben definita, propria e autonoma, “pensante e parlante” (il miracolo lo farà Dante, con la Commedia, moltissimo tempo dopo!), i protagonisti, Ulisse in primis, vengono raccontati dando più peso alla sostanza che alla forma.
Eppure, non so come la pensiate e, se vorrete contraddirmi, fate pure, ma mai nessun protagonista riesce un minuto a piacermi e un minuto dopo a starmi antipatico come Ulisse. Questo perché mai figura mitologica risulta a noi vicina e “umana” come lo è il re di Itaca. Non è un santo. Non è un marito irreprensibile. Non è un uomo immune alle passioni. È un essere umano: fa e magari sbaglia, ha moti proattivi ma si lascia anche sedurre, indugia, desidera, si scoraggia per poi riprendere forza e dentro di sé continua a custodire una nostalgia che nessun piacere riesce a cancellare. Ed è qui che egli rivela la sua autentica grandezza. Una grandezza che nasce proprio dalle sue debolezze. Non è un eroe perché è perfetto; lo è perché, nonostante le cadute, continua a cercare la strada di casa.
Perché Ulisse, in fondo, è moderno assai. E la sua umanità lo fissa nel tempo rendendolo ancora così attuale e, forse, immortale. Il simbolo dell’uomo di ogni tempo. Perché ognuno di noi, almeno una volta nella vita, ha incontrato la propria Circe, si è fatto confondere da una Calipso, ha tradito la sua Penelope, rischiando di annegare tra i flutti della propria mente.
Basta avere l’umiltà di ammetterlo! Quella piccola cosa che non ti fa perdere la bussola, che ti fa tornare la voglia di casa.
Ulisse, Ulisse!
Ulisse, uno di noi! Ulisse è tutti noi.
Come noi che non siamo niente.
O dovremmo dire: NESSUNO.


e se Ulisse è il simbolo dell’umanità attuale tra le onde del web, chi sono gli Underdog oggi?, chi sono gli Steve Jobs di turno con il “think different”?