Il cinema horror indipendente italiano torna in sala e a portarcelo sono dei ragazzi giovanissimi.
Marco Di Gerlando e Ludovica Gibelli sono registi e direttori della scuola di cinema ZuccherArte di Genova e, insieme ai loro allievi, hanno realizzato un film soft horror indipendente: Nightmare School – il mistero del professor Marabecca.
Isa, Michi e Gibbo sono tre amici che, dopo la misteriosa scomparsa di Vittoria, uniscono le forze per cercarla. Tutti gli indizi, però, portano i ragazzi a indagare proprio nella scuola che frequentano: il Liceo Kaiser.
I tre giovani capiranno presto che la loro non è una semplice scuola, ma un luogo oscuro in cui leggende, superstizioni e segreti si fondono, trascinandoli in una realtà ben più inquietante e pericolosa di quanto potessero immaginare.
Un film horror indipendente e fantastico, che prende a piene mani dalla tradizione folkloristica nostrana e si ispira al grande cinema horror italiano del passato. Una pellicola interpretata dai giovanissimi allievi della scuola ZuccherArte, guidati dalle mani esperte dei registi Marco e Ludovica, che firmano una regia fresca, capace di valorizzare i giovani interpreti e di muovere con grande maestria la macchina da presa tra le mura della scuola e negli spazi di una Genova suggestiva come poche altre volte si è vista sul grande schermo.
Ho avuto la fortuna e il piacere di vedere i due capitoli del film in anteprima e di poter intervistare Marco e Ludovica. In attesa dell’uscita del primo capitolo, che verrà proiettato nella sala del Cineclub Nickelodeon in via della Consolazione a Genova il weekend del 25, 26 e 27 settembre, vi invito a leggere l’intervista per comprendere pienamente i retroscena e le sensibili tematiche che i due registi hanno voluto portare in sala.
Marco e Ludovica, intanto vi ringrazio per la disponibilità e per avermi concesso quest’intervista. Vorrei cominciare chiedendovi: cos’è e in cosa consiste il progetto ZuccherArte?
Ludovica: “ZuccherArte” è un’associazione nata a Genova, fondata da me e da un gruppo di altre persone nel 2010. Il progetto principale fin da subito è stato la scuola di teatro e cinema per bambini e ragazzi, una proposta innovativa che, però, inizialmente veniva vista in modo strano, ma che col passare degli anni si è rivelata essere un progetto vincente.
Com’è nata l’idea di portare in scena proprio un horror?
Marco: Prima di tutto abbiamo notato che già in età molto giovane, dalla quarta elementare in poi, i bambini adorano questo genere e sono in qualche modo affascinati da personaggi come Freddy Krueger o Michael Myers. Inoltre, qualche anno fa noi abbiamo iniziato a girare una saga di cortometraggi intitolata “Nuovo Prof”, che parla di un presunto prof che sembra un serial killer. Il primo cortometraggio ha ricevuto milioni di visualizzazioni e abbiamo così iniziato a girarne altri, ricevendo sempre un ottimo riscontro. Da qui l’idea di sviluppare un lungometraggio basato proprio su questi corti. Anche se ci è stato hackerato il canale e abbiamo perso tutto il materiale, abbiamo comunque iniziato a scrivere il lungometraggio.
L: Diciamoci la verità, lo abbiamo fatto anche per un gusto personale in quanto da bambini siamo cresciuti a latte e film dell’orrore. Inoltre, noi non imponiamo mai le sceneggiature ai ragazzi, cercando di stimolare la loro creatività e, come detto prima, sono loro a scegliere questo genere.
I ruoli dei ragazzi come sono stati decisi?
M: Noi, come scuola, offriamo corsi di recitazione, sia teatrale che cinematografica, e corsi di regia, che comportano anche altre parti tecniche. I ragazzi si appassionano tantissimo alla strumentazione, tanto che spesso si fanno regalare fotocamere o microfoni e così abbiamo pensato di “unire le forze” e provare a coinvolgerli nell’esperienza.
L: Non c’è stata una scelta così formale e la forza di questa scuola è proprio lo spirito associativo. Noi, senza il sostegno dei ragazzi, non ce l’avremmo mai fatta. È un vero volontariato spinto dalla forza di volontà. Loro vanno ancora a scuola e quindi abbiamo girato durante le vacanze di Natale, di Pasqua e durante quelle estive: ad esempio, ad agosto, mentre tutti erano in spiaggia, noi stavamo nel sottotetto di questo liceo, dove le temperature erano elevatissime, e loro indossavano costumi come la divisa scolastica, che prevedeva anche un golfino. I ragazzi hanno avuto la sensibilità di capire di cosa c’era bisogno in quel momento e facevano a turno in tanti per venirci ad aiutare.
Nel film vi rifate molto a una tradizione di horror folkloristico e legato alla superstizione. Come mai questa scelta?
L: Abbiamo avuto la voglia di trovare una cifra italiana. Abbiamo una storia ricca di tradizioni, folklore e storie che si tramandano. Quindi, spinti anche dal gusto personale, abbiamo fatto ricerche su storie delle tradizioni regionali e c’è l’imbarazzo della scelta, tanto da poter fare una saga intera e difatti nelle nostre intenzioni c’è proprio questo. Abbiamo cercato di creare un mondo buttando dei semini che potenzialmente possono essere ripresi e sviluppati in capitoli successivi, così da creare una saga horror tutta italiana.
M: Per questo film, infatti, Pupi Avati è stato una vera e propria influenza.
Il vostro film non si limita a cercare lo spavento, ma affronta diverse tematiche, tra cui la difficoltà nella comunicazione tra i ragazzi e i loro genitori e insegnanti.
L: Il nostro lavoro ci porta a essere in contatto quotidianamente con i ragazzi e questa è una realtà che purtroppo incontriamo spesso. Questo ci rende particolarmente sensibili a questa tematica. Inoltre, questa è anche una metafora: la scuola è un incubo per tantissimi ragazzi e i professori possono essere dei veri e propri mostri. Questo accade perché si smette di comunicare realmente ed ecco che la scuola, che dovrebbe essere un luogo in cui si va a imparare e a crescere, diventa lo scenario di una storia horror personale per tanti ragazzi.
Secondo voi quali sono i punti forti del vostro film?
M: Sicuramente c’è un forte potenziale di coinvolgimento per i ragazzi in quanto abbiamo portato in scena il loro mondo, ciò che vivono sulla loro pelle, come l’ansia per le verifiche o per i voti, tutte tematiche che loro conoscono meglio. Inoltre, una domanda che ci è venuta in mente durante la scrittura è stata: e se questa realtà che credono di conoscere nascondesse qualcosa di più oscuro? I ragazzi vivono la scuola solamente di giorno e quindi la notte cosa potrebbe succedere in quel luogo?
L: Un altro punto forte sono i tre protagonisti, che sono ragazzi normali in cui tutti si possono immedesimare, tre ragazzi che possono essere tranquillamente dei nostri compagni di classe e di banco. Inoltre, non c’è l’eroe straordinario o la forza nei singoli, ma la vera forza è l’amicizia. Questo è un film che parla di amicizia.
M: Abbiamo anche scelto di rendere Gibbo un personaggio diabetico per sensibilizzare su questo tema.
L: Ed è una scelta che nasce da una sensibilità personale, in quanto io sono diabetica e purtroppo c’è ancora tanta ignoranza in merito. Volevo raccontare un personaggio diabetico che però fa una vita normale. Inoltre, abbiamo tanti allievi che, già da giovanissimi, sono diabetici, quindi perché non rappresentare un personaggio che, nonostante questa fragilità, diventa un eroe?
Quando e dove possiamo vedere il primo capitolo? È già prevista una data di uscita del secondo?
L: Il primo capitolo esce nel weekend del 25, 26 e 27 settembre, mentre il secondo nel weekend successivo, quello del 2, 3 e 4 ottobre. Verranno proiettati entrambi al Cineclub Nickelodeon in via della Consolazione a Genova. Loro ci hanno aiutato molto e hanno anche contribuito economicamente. È anche la sede della nostra scuola, dove molti dei nostri ragazzi sono cresciuti nel loro percorso artistico, e quindi ci sembrava la cosa più bella.
L: Vorrei aggiungere una cosa. Per dare seguito a questo tipo di progetti stiamo pensando anche a un tipo di distribuzione differente, ovvero il cinelibro. Nasce dal fatto che i ragazzi leggono pochissimo, anche a causa della scuola che fa loro odiare la lettura. Noi proporremo la fruizione della storia in parte guardandola e in parte leggendola. Ad esempio, la storia del prof. Marabecca sarà anche approfondita in un romanzo distribuito online, in una sorta di ebook. Questa cosa avrà un seguito con altre storie in modo che, per poter sapere come una storia andrà avanti, bisognerà anche leggerla e non solo vederla in sala. Queste storie potranno anche contenere approfondimenti sui singoli personaggi o scene extra che abbiamo tagliato dal montaggio finale.
Marco e Ludovica, vi ringrazio per la vostra immensa gentilezza e disponibilità. Grazie per dedicarvi a insegnare la settima arte a dei ragazzi così giovani e soprattutto per coinvolgerli in progetti di cinema indipendente e di genere. In Italia abbiamo bisogno di più persone come voi, che si dedicano ad appassionare i giovanissimi a un certo tipo di cinema che sta purtroppo un po’ sparendo. Vi auguro buona fortuna per l’uscita dei due capitoli e per tutti i vostri progetti futuri.
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